Andrea Cannella @ Altervista.org – Maturità 2008

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Il Futurismo

Il futurismo italiano è uno dei primi movimenti d’avanguardia sorti in Europa agli albori del Novecento.
Si pone come antitesi violenta e con la sua forte vitalità va a travolgere l’arte ufficiale, creando le premesse per l’arte successiva.
Nel 1909 nasce ufficialmente il movimento futurista con la divulgazione del manifesto letterario di Filippo Tommaso Martinetti. Seguiranno il manifesto della pittura, quello teorico e poi tutti gli altri.
Nei manifesti si auspica la distruzione delle città storiche e dei musei. Inoltre si esalta una città nuova vista come una grande macchina in movimento.
Accanto a questa necessità di annientare tutto ciò che appartiene ad un passato oramai stantio, il futurismo si presenta come un movimento di battaglia culturale, sintomatico di una situazione storica. Il bisogno di essere moderni coglie la verità di una vita che si sta trasformando a causa delle nuove tecnologie. Esso identifica il progresso tecnico con il progresso dell’uomo.
Dal punto di vista estetico, quindi, se un tempo la base del concetto di bellezza era la staticità, l’equilibrio, l’armonia delle parti, ora, nell’attivismo della vita moderna, base di tale concetto diviene la velocità, il dinamismo, la dissonanza, la disarmonia. E quindi la vita viene espressa nel suo esplodere e pulsare in poesia dalle parole in libertà, in musica dagli intona rumori, in architettura dal materiale metallico ed industriale, in arte dal dinamismo plastico. Fondamentali sono le opere di U. Boccioni (es. la scultura in bronzo “Forme uniche nella continuità dello spazio” (1913), e quelle di G. Balla (“Automobile da corsa” (1913), tempera ed acquerello). Boccioni studia gli effetti fisici della velocità sul corpo umano, ma il suo intento è anche quello di celebrare l’uomo veloce, protagonista di una civiltà dinamica. Balla invece giunge ad eliminare quasi totalmente la forma dell’automobile puntando l’attenzione solo sulle forme dinamiche nello spazio. Dell’auto si intuiscono soltanto le ruote sdoppiate per suggerire la percezione della velocità. Osservando molti dipinti realizzati attorno agli anni ’10, è chiaro che il linguaggio usato dai futuristi è di derivazione divisionista. Del resto le opere pre-futuriste di Balla, Boccioni, Carrà, Russolo sono proprio veriste-divisioniste.
Sin dal primo manifesto Marinetti esprime, assieme al suo desiderio distruttivo, un forte nazionalismo e la necessità di glorificare la guerra considerata “sola igiene del mondo”. Se pur il movimento nasce con una inclinazione anarchico-socialista, che fu uno degli elementi essenziali della spinta rivoltosa e antiborghese, porta sin da subito insita in sé una componente contraddittoria: la posizione antiborghese ben presto naufragò nell’esaltazione della vita moderna e tecnologica e finì con identificarsi con la tesi della più attiva e spregiudicata borghesia del nord sostenitrice della guerra. Animati da una concezione vitalistica, con riferimenti a Bergson e a Nietzsche, gli artisti futuristi ideologizzano fortemente il gesto e la parola. In anticipo sul Dadaismo, il futurismo inventa le serate provocatorie, le manifestazioni scandalistiche, gli schiaffi al gusto del pubblico. Queste manifestazioni e spettacoli sono il precedente di una intensa attività teatrale improntata all’improvvisa invenzione scenica e al teatro d’immagine, che ha il massimo sviluppo dopo il 1914-15 con il teatro sintetico futurista ed il teatro di varietà. Il carattere poliedrico dell’interpretazione futurista delle arti ha avuto un significativo esito anche con il cinema e la fotografia.
Il “primo” futurismo può considerarsi concluso nel 1916, anno in cui alcuni pittori, nonostante il loro ottimismo interventista, avvertono i primi segni della crisi sociale e politica che nasceva dalla Guerra Mondiale. La fine del conflitto genererà un “secondo” futurismo che, sebbene ricco d’iniziative, non trovò un’ unità creativa e la forza del movimento originario.
Compromessosi inizialmente con il movimento fascista non fu più ben visto da Mussolini quando questo, divenuto capo del governo e di un partito d’ordine, non aveva più la necessità di avere come alleati gli urlanti e chiassosi artisti futuristi. Era di certo più adatta a celebrare il nuovo regime un’arte degna della romanità, un’arte neoclassica, accademica e celebrativa. Mentre quindi in Europa le altre avanguardie si muovevano all’opposizione ponendosi come fermenti anti-borghesi, in Italia il futurismo viene identificato con un aspetto cupo della reazione fino a quando finisce soffocato ed esaurito dal furore nazionalista.