Andrea Cannella @ Altervista.org – Maturità 2008

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Vladimir Majakovskij

”Che ha fatto? Chi è? Donde viene quest’uomo? Perché gli si tributa tanto onore? […] Noi stiamo seppellendo il più terreno di tutti gli uomini passati per la terra. […] È uguale a voi, a me, del tutto identico, solo che i pensieri attorno alle orbite più che a noi gli corrugano la pelle, e ha le labbra più dure e più ironiche. […] Col compagno era prodigo di tenerezza. Contro il nemico si ergeva più duro del ferro. Conosceva i difetti […], superava gli acciacchi. […] instaurò l’umano-operaia dittatura […]”

Tratto da “Lenin” di Vladimir Majakoskij

Notizie Biografiche sull’autore

Vladimir Majakovskij nacque in Georgia nel 1893. Seguì gli studi in maniera discontinua, in quanto sin da giovanissimo si interessò di politica. Iscrittosi al Partito Bolscevico nel 1908, finì parecchie volte in carcere. Nel 1911 entrò a far parte della Scuola d’Arte di Mosca. Quì conobbe il pittore David Butljuk, esponente dell’avanguardia russa, il quale intuì il talento poetico del giovane Vladimir e lo invitò, assieme ad altri esponenti del Futurismo, un lungo giro di propaganda. Nei suoi primi scritti emergono i nuovi mezzi espressivi e l’impetuosa carica polemica contro l’accademia e l’arte del passato. Aderì con entusiasmo alla rivoluzione del 1917 e dal 1917 al 1919 ottiene un impiego pubblico all’interno del Commissariato per l’educazione pubblica, sezione arti figurative. Appartengono a questo periodo le sue maggiori opere, tra le quali “Mistero buffo”(1918) nel quale racconta del diluvio operaio del 1917, 150.000.000 (1920) e la raccolta di poesie “Lenin”, esaltazione del movimento operaio e del suo leader. Fra il 1923 e il 1928 divenne direttore della rivista “LEF” (Fronte di Sinistra delle Arti). Grazie a quest’incarico dovette viaggiare parecchio (nel 1925 andò anche in America) e ciò gli fu molto importante perché lo tenne in contatto con le istanze rivoluzionarie della società. Negli anni a seguire comincerà a guardare con uno sguardo critico la rivoluzione, minacciata dalla chiusura ideologica di Stalin oltre che dalla semplice burocratizzazione della società. In seguito a ciò scriverà “La cimice”(1928) e “Il bagno” (1929),  due feroci commedie per l’appunto contro la società del suo tempo. Ovviamente non riscosse successo, e così, a causa degli insuccessi letterari e sentimentali (pare abbia avuto una pesante delusione d’amore) si suiciderà il 14 Aprile 1930.