Andrea Cannella @ Altervista.org – Maturità 2008

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Jean François Millet

Le Spigolatrici

Le Spigolatrici - 1857 - olio su tela
 
I soggetti principali di questo quadro sono le tre vedove nell’atto di raccogliere ciò che rimane della mietitura del grano. Sono le più misere tra i miseri, eppure ci appaiono piene di dignità. Millet, infatti, le rappresenta quasi come statue di una monumentalità solenne, sono gli unici elementi ben delineati rispetto allo spazio circostante. Esse, inoltre, sono disposte in questo spazio in modo estremamente ordinato, come è evidente dalla perfetta simmetria tra le due donne chinate e dalla posizione della terza donna, che scandisce la suddivisione in piani e introduce la prospettiva del quadro stesso indirizzando lo sguardo dello spettatore, che è proprio chiamato a partecipare della scena. Colpisce l’equilibrio studiato che fa sì che la donna al centro del quadro abbia una postura che richiama un arco, elemento architettonico di stabilità ed equilibrio perfetti, riecheggiato ed amplificato dalle altre due. Nello stesso tempo, però, la scena è resa dinamica dalla figura dell’altra vedova ripiegata, il cui braccio destro non poggia per terra, la cui testa è lievemente sollevata e il braccio sinistro appoggiato sulla schiena, formando in questo modo una linea retta obliqua che rende l’ idea dello slancio in avanti.
La dignità di queste donne è sottolineata anche dall’attenzione di Millet ai particolari che le caratterizzano, come per esempio il laccio che sta intorno alla manica della donna al centro, o le gonne che cadono sugli zoccoli, le ombre delle pieghe delle gonne o i copricapo colorati.
I colori degli abiti, modulati semplicemente sulle gradazioni dei tre primari (rosso, giallo, blu), si richiamano continuamente: il colore del foulard della donna più distante è simile a quello della gonna della vedova in primo piano, il copricapo della donna in mezzo richiama il colore del volto di quella in piedi e il grembiule di quest’ultima è della stessa tonalità del corpetto della vedova in mezzo, nonché delle spighe. La pelle, gli abiti e le scarpe delle tre donne richiamano da vicino il colore della terra. Tutto questo crea un’intima unione delle vedove tra di loro, e con la terra stessa.
Millet, inoltre, con piccoli tratti decisi e chiari che brillano nella terra in primo piano sottolinea la bellezza di quei resti delle spighe illuminati dal sole, che animano nel primo piano il paesaggio ordinato, classicamente suddiviso in tre immobili fasce.
Il realismo di Millet arriva pertanto a rendere evidente, in una visione di pacata bellezza, la dimensione sacra ed eterna di un gesto concreto e semplice.

 

 

L'Angelus
L'Angelus, 1858, tela
 
Il dipinto raffigura due contadini che pregano, all’inizio di una dura e faticosa giornata lavorativa. Pregano che il loro lavoro sia produttivo. Pregano il loro Dio che i campi e la terra gli diano il necessario per la sopravvivenza. L’Angelus è il rintocco mattutino delle campane che preannuncia il sorgere del sole e l’avvento del nuovo giorno. Sullo sfondo il campanile della Chiesa di Chailly.
E’ la semplicità che colpisce di questo dipinto. La cosa più importante per i due contadini, è il raccolto. Si ritirano – prima di ricominciare a lavorare – in se stessi. Si concedono pochi attimi di interiorità, profondi e intensi. Lo rivelano i particolari dei loro corpi, la loro rigidità, la tensione, la luce del sole sullo sfondo, l’ idealizzazione dei protagonisti, frutto dell’approccio romantico dell’autore e della tecnica usata.
Millet – con questo quadro- sarà oggetto anche di strumentalizzazione politica e iconografica da parte della cultura del socialismo reale.