Andrea Cannella @ Altervista.org – Maturità 2008

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Il “Capitale”

Il “Capitale” si propone di mettere in luce i meccanismi della società borghese. Rappresenta il capolavoro di Marx. Il sottotitolo “Critica dell’economia politica” sta ad indicare che Marx si pone in discontinuità con l’economia classica.
Marx è convinto che non esistano leggi generali che regolano l’economia, ma che ogni formazione sociale abbia caratteri e leggi specifiche. Pensa che la società borghese abbia in se stessa le contraddizioni che ne minano la stabilità. E’ persuaso che l’economia debba far uso della dialettica, studiando il capitalismo come una serie di elementi strettamente connessi fra loro. Inoltre studia il capitalismo “puro”, senza cioé gli elementi secondari, al fine di metterne in luce le caratteristiche strutturali per poi formulare alcune “previsioni”.
Il “Capitale” non è comunque un trattato di economia, ma è un’analisi complessiva sulla società.
La caratteristica del capitalismo è la produzione di merci. Così Marx comincia la sua analisi proprio con lo studio delle merci.
Per prima cosa chiarisce il fatto che una merce ha un valore d’uso e un valore di scambio.
Il primo chiarisce l’utilità della merce, il secondo ne deve garantire la vendibilità.
Per stabilire il valore di scambio Marx si basa sulla definizione dell’economia classica, e cioé lo fa corrispondere alla quantità di lavoro necessaria a produrre quella data merce. Tuttavia, secondo Marx, il valore non si identifica col prezzo, in quanto su quest’ultimo influiscono altri fattori, come per esempio l’abbondanza. Marx è convinto comunque che in condizioni normali la somma dei prezzi delle merci corrisponda alla somma del lavoro contenuto in esse.
La caratteristica del capitalismo è il fatto che in esso la produzione non p finalizzata al consumo, ma all’accumulazione di denaro. Di conseguenza il ciclo capitalistico non è quello semplice delle società pre-borghesi Merce-Denaro-Merce (MDM) ovvero la merce viene trasformata in denaro e il denaro nuovamente in merce, ma è Denaro-Merce-piùDenaro (D-M-D’) in quanto in questo sistema c’è il capitalista che investe denaro per ottenerne di più.
Marx si chiede dunque come sia possibile che una merce che vale X gli produca un guadagno X+Y. Da dove viene Y? L’origine di questo Y che Marx chiama plus-valore e deriva dal lavoro dell’operaio, in quanto ha la capacità di produrre più di quanto gli viene corrisposto col salario. Il plus lavoro è quindi il lavoro in più che l’operaio offre gratuitamente al capitalista. Dal plus-valore il capitalista ne ricava il profitto. Plus-valore e profitto tuttavia non coincidono totalmente, in quanto il profitto viene a diminuire perché tra le spese del capitalista, oltre al capitale variabile (i salari) incide anche il capitali costante (impiegato per l’acquisto delle macchine).
Il saggio del plus-valore è il rapporto espresso in percentuale fra plus-valore e capitale variabile e manifesta il grado di sfruttamento della forza lavoro.
Il saggio del profitto scaturisce invece dal rapporto (espresso sempre in percentuale) fra il plus valore e la somma di capitale variabile e costante. Si intuisce ora erché quest’ultimo risulta sempre inferiore a quello precedente.
L’aumento di produttività conseguito grazie all’uso delle macchine genera conflittualità operaia, ma anche crisi cicliche di sovrapproduzione. Nel capitalismo si entra in crisi perché, paradossalmente, vi è troppa merce in circolazione. Il motivo è l’anarchia della produzione che domina il sistema capitalistico. Effetto della crisi è la distruzione dei beni e l’aumento della disoccupazione.
La necessità capitalistica di un continuo rinnovamento tecnologico genera un altro incoveniente: la caduta tendenziale del saggio di profitto, la legge secondo la quale aumentando il capitale costante rispetto al capitale variabile diminuisce il saggio di profitto.
La situazione finale del capitalismo viene espressa in termini dialettici: da un lato i capitalisti, dall’altro i salariati, che tendono a denunciare il limite massimo cui è arrivata la contraddizione massima del capitalismo ovvero il contrasto tra le forze produttive e il carattere privatistico de rapporti di produzione.
“Suona l’ultima ora della proprietà privata capitalistica. Gli espropriatori vengono espropriati”.