Andrea Cannella @ Altervista.org – Maturità 2008

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Il termine “Alienazione”

Nei “Manoscritti economico-filosofici” del 1844 Marx si approccia allo studio dell’economia politica.
La contraddizione di fondo del sistema è quì espressa con il concetto di “alienazione”.
Hegel aveva già usato questo termine. In lui l’alienazione assumeva un significato negativo, in quanto rappresentava il secondo momento (lo Spirito che esce fuori da sè), ma essendo un momento del processo triadico, aveva anche una radice positiva al suo interno, in quanto era un contributo necessario al raggiungimento della sintesi.
In Feuerbach l’alienazione era intesa in senso religioso.
In Marx l’alienazione diviene un fatto di natura socio-economica in quanto si identifica con la condizione storica del salariato nell’ambito della società capitalistica.
L’alienazione dell’operaio viene espressa da Marx in quattro punti:
– Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della propria attività, in quanto non gli appartiene;
– Il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa attività, che prende la forma di un lavoro forzato e diventa strumento per il profitto del capitalista, con la conseguenza che l’uomo si sente “bestia” quando lavora;
– Il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa essenza (Wesen) che è quella del lavoro libero e creativo e non del lavoro forzato e ripetitivo;
– Il lavoratore è alienato rispetto al prossimo, perché ha un rapporto conflittuale con il capitalista e quindi con l’umanità in generale.
La causa dell’alienazione sta nella proprietà privata dei mezzi di produzione, in virtù della quale il capitalista può utilizzare il lavoro dei salariati per accrescere la propria ricchezza, secondo quella che Marx definirà nel “Capitale” logica del profitto e dello sfruttamento.