Andrea Cannella @ Altervista.org – Maturità 2008

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La “Terza Internazionale”

I bolscevichi avevano compiuto il “miracolo” di far nascere il primo Stato socialista in un paese arretrato come era la Russia zarista. Tuttavia i dirigenti bolscevichi credevano ancora nell’importanza di una rivoluzione che investisse tutta l’Europa più progredita ed erano convinti che quella che stavano vivendo fosse soltanto una fase transitoria della futura società socialista.
All’inizio del 1919 Lenin decise di realizzare un nuovo progetto che aveva concepito da tempo: modificare l’Internazionale socialista in Internazionale Comunista con il compito di coordinare i partiti rivoluzionari di tutto il mondo.
La nuova Internazionale rappresentava una rottura definitiva con la socialdemocrazia; del resto già nel marzo 1918 i bolscevichi avevano assunto la nuova denominazione di “Partito comunista (bolscevico) di Russia”.
La riunione costitutiva dell’Internazionale comunista ebbe luogo a Mosca ai primi di marzo del 1919 e venne chiamata da subito “Terza Internazionale”. Vi parteciparono circa una cinquantina di delegati provenienti dalle provincie ex Russe. Nonostante la scarsa rappresentatività dell’assemblea, fu decisa la costituzione dell’Internazionale Comunista (o “Comintern”).
Nel primo anno di attività l’Internazionale non svolse alcuna attività di rilievo. La struttura e i compiti di essa vennero fissati nel II Congresso che si tenne sempre a Mosca nel luglio 1920, in coincidenza con le vittorie militari. Stavolta i partecipanti erano numerosi e venivano da 64 partiti comunisti sparsi nel mondo. Il problema centrale fu rappresentato dalle condizioni per essere ammessi a far parte dell’Internazionale. Fu Lenin stesso a fissarle in un documento di 21 punti. I punti prevedevano che gli aderenti al Comintern avrebbe dovuto ispirarsi al modello bolscevico, modificare la loro denominazione in Partito Comunista, difendere la Russia, rompere con i riformisti.
E’ ovvio che queste condizioni non vennero accettate dai più. Nonostante questo l’obiettivo principale del II congresso (creare una rete dei Partiti Comunisti) fu raggiunto. Non riuscirono tuttavia a convogliare gli operai nei partiti comunisti che rimanevano minoritari rispetto ai socialisti.