Andrea Cannella @ Altervista.org – Maturità 2008

Visita anche www.andreacannella.com

Guerra civile e contrasti con le altre potenze

I bolscevichi avevano in mano un compito arduo: gestire il potere in un paese vasto, complesso e arretrato. Inoltre si trovavano da soli in questa missione.
Tuttavia i bolscevichi erano convinti di poter conquistare in tempi brevi l’appoggio delle masse popolari e così affermarono di voler procedere rapidamente alla costruzione di uno stato proletario ispirato all’esperienza della Comune di Parigi.
L’idea era contenuto in uno degli scritti più famosi di Lenin, “Stato e Rivoluzione”. In questo saggio Lenin riprendeva la definizione marxiana di Stato come strumento di dominio di una classe sulle altre, e prevedeva che, scomparso questo dominio, lo Stato si sarebbe avviato verso una rapida estinzione. Inoltre teorizzava l’assenza di burocrazia nella società socialista, in quanto le masse popolari da sole si sarebbero autogovernate, e, dal punto di vista della guerra, chiedeva ai popoli europei di sollevarsi al fine di ottenere una pace “senza annessioni e senza indennità”.
Ma quest’ultima fu un’ipotesi irrealizzata.
E la Russia si trovò, quindi, il 3 marzo 1918, a dover firmare la pace di Brest Litovsk con la Germania. Per imporla Lenin dovette superare le perplessità di alcuni suoi stessi compagni e l’opposizione dei socialrivoluzionari compresa la corrente di sinistra, i quali ritirarono i loro rappresentanti dal governo.
I bolscevichi rimanevano dunque isolati.
Dal punto di vista della politica internazionale, il trattato firmato con la Germania venne considerato un “tradimento” dalle potenze dell’Intesa (Francia e Inghilterra) che cominciarono da quel momento ad appoggiare le forze anti-bolsceviche.
Nella primavera e nell’estate del 1918 sbarcarono in Russia truppe anglo-francesi nel Nord e sulle coste del Mar Nero, mentre statunitensi e giapponesi penetravano in Siberia. L’arrivo delle truppe straniere alimentò l’opposizione al governo (soprattutto quella monarchico-conservatrice detta “bianca”) e lo scoppio di guerre civili in diverse zone della Russia.
Frattanto il governo assumeva tratti sempre più autoritari. 
Nel 1917 il governo centrale istituì la “Ceka”, una polizia politica ed il “Tribunale rivoluzionario centrale” col compito di processare chiunque disubbidisse al governo.
Nel giugno 1918 tutti i partiti d’opposizione vennero dichiarati fuori legge, fu reintrodotta la pena di morte abolita dopo la rivoluzione d’ottobre.
Intanto si andava ricostruendo l’esercito che prese il nome di “Armata Rossa degli operai e delle contadine”, compito che venne affidato a Trozkij. Con la creazione dell’esercito, i bolscevichi si assicurarono la sopravvivenza agli scontri con i nemici.
Nell’estate del ’19 i “bianchi” persero l’appoggio delle potenze occidentali; nella primavera del ’20 le armate bianche furono sconfitte.
Ma sempre nel ’20, quando cioé il governo aveva fronteggiato gli attacchi interni, i bolscevichi si trovarono a dover combattere un inatteso attaco sferrato dalla Polonia, che voleva riconquistare i confini che gli erano stati propri circa tre secoli prima. La reazione Russa fu rapida ed efficace: ai primi di Agosto l’Armata Rossa giunse fino alle porte di Varsavia. Tuttavia a fine mese una controffensiva polacca costrinse i russi ad una precipitosa ritirata.
La conclusione fu un armistizio (dicembre 1920) seguito dalla pace (marzo 1921). La Polonia venne in parte accontentata, annettendo ampie zone della Bielorussia e dell’Ucraina.
La guerra aveva comunque avuto il vantaggio di accrescere in Russia il senso di coesione nazionale e di riavvicinare al regime (identificato come una “patria socialista”) molti oppositori.